Un corteo silenzioso, commosso, rotto a tratti da sporadici applausi della gente assiepata lungo il percorso e dai fischi e dalle contestazioni verso i sindacalisti che hanno preso la parola in piazza.
In parecchi hanno urlato con rabbia frasi come “vergogna”, “venduti”, “andate a lavorare”, "buffoni", "parassiti", "servi", "traditori".
Una tragedia immane quella dell'acciaieria, che solo per la dimensione dell’azienda coinvolta, per la gravità dell’incidente e per il numero di lavoratori coinvolti, ha conquistato le prime pagine di giornali e le aperture dei telegiornali.
Da troppi anni si assiste ad un continuo stillicidio di morti bianche. Una mattanza vera e propria. Tutte le disgrazie hanno lo stesso denominatore comune:assenza e/o carenza di controlli, luoghi di lavoro insicuri, e, soprattutto, lavoratori costretti ad operare in simili condizioni perché deboli e schiacciati da un mercato del lavoro ormai selvaggio e precarizzato, asservito alle dinamiche spietate del neoliberismo di stampo settecentesco.
In tanti lo hanno inteso, oramai. Da questa presa di coscienza nasce la protesta verso quei sindacati rei di aver ceduto senza lottare alle condizioni, anzi, alle vessazioni, volute da chi sta governando non in nome e per conto dei lavoratori italiani, ma per tutelare soltanto gli interessi del "capitale-far west".
In quante occasioni si è riscontrata una eccessiva e sospetta contiguità tra governi e sindacati o tra quest'ultimi e i rappresentanti dei datori di lavoro? E' vero che non si può generalizzare, facendo di tutta erba un fascio, ma spesso taluni soggetti deputati alla difesa dei propri associati hanno svenduto gli interessi dei lavoratori con veri e propri privilegi per il sindacato.
Al corteo del 10 dicembre, cerimonia simbolicamente forte, il dolore era lancinante e incontenibile. Ma tanta rabbia ha avuto il sopravvento sulla disperazione. Non a caso qualche tensione ha coinvolto anche i giornalisti e gli operatori di ripresa presenti alla manifestazione.
La stessa cosa successe durante la protesta degli ultra' del calcio.
La gente ha cominciato a percepire come molta informazione sia ormai asservita al potere economico.
Gli americani chiamano la stampa imbavagliata, legata dai potentati economici che controllano gli editori, "embedded".
Possiamo ancora accettare di parlare di "fatalità", di "sfortuna", di "casualità tragiche"?
Quando si fanno turni massacranti, quando giovani e giovanissimi con contratto di due giorni, una settimana, uno, due o tre mesi vengono messi ad operare vicino a macchinari complessi, articolati e pericolosi, quando mancano del tutto le misure di sicurezza, addirittura mancano gli estintori, c’entra assai poco la iella, la casualità.
“Bisogna rispettare il dolore in ogni sua manifestazione" - ha affermato il Presidente della Camera intervenuto a Torino. " La forma migliore di rispetto è il silenzio, non mi sembra il momento di fare discussioni politiche”, ha chiosato.
No, il silenzio non serve più, caro Presidente. Se lo faccia dire, se permette.
Serve chiarezza, coerenza, azione. Bisogna anzitutto interrogare la propria coscienza.
Appoggiare governi neo e/o vetero-liberisti che destabilizzano il mercato del lavoro significa prendersi responsabilità precise: basta con le morti sul lavoro, ma basta con tutti i governi, di centrodestra, destracentro, di centrosinistra o di sinistracentro, di centro-sotto o centro-sopra, che fungono da maggiordomi del capitale selvaggio, il dio moderno che considera la dignità umana inferiore al profitto.
"L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. " (articolo 41 Costituzione della Repubblica italiana)
Per rinfrescare la memoria di chi se ne fosse dimenticato...






